Alessandria del Carretto è il comune più alto del Parco Nazionale del Pollino, arroccato a 1.000 metri di altitudine con soli 344 abitanti che custodiscono tradizioni millenarie e un patrimonio naturalistico straordinario. Questo piccolo borgo della provincia di Cosenza si distingue per essere parte dell’associazione Borghi Autentici d’Italia, testimonianza della sua capacità di mantenere vive usanze e rituali ancestrali che affondano le radici nei secoli passati.
Il territorio comunale di 41,12 chilometri quadrati confina con otto comuni, creando un crocevia culturale e naturalistico unico. La posizione privilegiata nel cuore del Pollino offre panorami mozzafiato e un ecosistema ricchissimo, caratterizzato dall’acereta del Monte Sparviere e da una biodiversità che include il lupo appenninico, simbolo del parco nazionale.
Origini storiche: dai monasteri bizantini ai Pignone del Carretto
Le prime testimonianze storiche del territorio risalgono al 1193, con un’antica pergamena redatta in greco che documenta una donazione di terreni a un monastero preesistente. Tuttavia, la storia moderna di Alessandria del Carretto inizia nel XVII secolo, quando Alessandro Pignone del Carretto fondò il borgo nel 1633 su un insediamento preesistente, diventandone il primo Principe.
La famiglia Pignone del Carretto aveva acquisito il feudo di Oriolo nel 1552, quando Marcello Pignone lo comprò per 10.800 ducati diventando Barone e poi Marchese. Il matrimonio tra Alfonso Pignone e Costanza di Sangro del Carretto nel 1580 portò l’adozione del cognome composto Pignone del Carretto, segnando l’inizio di una dinastia che avrebbe lasciato un’impronta indelebile sul territorio.
Alessandro fondò il borgo probabilmente con l’intento di aumentare i terreni coltivabili e le produzioni cerealicole, trasformando un territorio montano in una comunità agricola organizzata che mantenne le sue caratteristiche attraverso i secoli.
Patrimonio religioso e architettonico
La Chiesa Madre di Sant’Alessandro Papa Martire, edificata intorno al 1600 contemporaneamente alla nascita del borgo, rappresenta il fulcro spirituale della comunità. L’edificio presenta una facciata in stile misto con pietra viva, tre portali ad arco nella parte inferiore e un campanile ottagonale che domina il paesaggio. L’interno a tre navate in stile neoclassico custodisce le statue dei santi patronali e testimonia secoli di devozione religiosa.
La Cappella di Sant’Elia nella contrada omonima conserva i resti di una struttura probabilmente costruita intorno al 1000 da monaci bizantini, con affreschi bizantini ancora visibili che testimoniano l’antica presenza monastica nel territorio. Questi monaci si stanziarono nelle zone pianeggianti di Sant’Elia e Megliard, coltivando per diversi anni queste terre fertili.
| Edificio Religioso | Epoca | Caratteristiche Principali |
| Chiesa Madre | 1600 | Tre navate, campanile ottagonale |
| Cappella Sant’Elia | 1000 | Affreschi bizantini, resti monastici |
| Cappella San Rocco | Periodo storico | Struttura a capanna, Madonna Nera |
| Cappella Madonna Sparviere | 1980 | Località Bruscate, festa 15 agosto |
Il Palazzo Chidichimo e l’eredità nobiliare
Il Palazzo Chidichimo del XVII secolo rappresenta una delle costruzioni più antiche del borgo, originariamente noto come Palazzo Pignone del Carretto quando serviva da dimora per la famiglia fondatrice. Il complesso è costituito da due grandi residenze: quella principale, ancora residenza privata che mantiene il carattere originale con muratura in pietra locale, e quella secondaria, di proprietà comunale, oggi sede di mostre e convegni.
Questo palazzo testimonia la continuità storica del borgo, dalla fondazione principesca fino alle trasformazioni moderne, mantenendo intatto il fascino architettonico che caratterizza i centri storici calabresi di montagna.
Musei e patrimonio culturale
Il Museo Guido Chidichimo celebra la memoria dell’illustre cardiochirurgo alessandrino (1912-1998), primo medico italiano a eseguire un intervento di cardiochirurgia a cuore aperto. Il museo ospita la ricostruzione fedele dello studio romano del dottore, con strumenti operatori, biblioteca scientifica e riconoscimenti che testimoniano una carriera straordinaria con oltre 35.000 interventi di chirurgia generale.
Il Museo del Lupo rappresenta un punto di riferimento per i visitatori del Parco Nazionale del Pollino, offrendo un percorso didattico sulla vita, l’ecologia e l’etologia del lupo appenninico. Questo museo sottolinea il difficile rapporto tra uomo e natura selvaggia, educando alla convivenza con la fauna protetta del parco.
L’Orto Botanico “Difisella” e l’Acereta del Monte Sparviere
L’Orto Botanico “Difisella”, realizzato negli anni ’90, offre un percorso alla scoperta della flora nativa del Pollino, con sentieri naturalistici, aree picnic e punto di raccolta dell’acqua distribuita nel paese. Questo spazio rappresenta un laboratorio naturale dove conoscere la biodiversità montana calabrese.
L’Acereta del Monte Sparviere costituisce un patrimonio naturalistico eccezionale, con esemplari di 80-120 anni che formano uno degli ecosistemi forestali più importanti del Pollino. L’acereta fa parte della Rete Natura 2000 come SIC “Monte Sparviere”, testimoniando l’importanza ecologica del territorio alessandrino.
La Festa della Pitë: tradizione millenaria
La Festa della Pitë (Abete) rappresenta una delle tradizioni più antiche e affascinanti del Sud Italia. Secondo la tradizione orale, la festa ebbe inizio nel ‘600 quando un boscaiolo trovò l’immagine di Sant’Alessandro Papa Martire all’interno del tronco di un abete bianco appena abbattuto.
Ogni anno, l’ultima domenica di aprile e il 3 maggio, la comunità dedica al santo patrono un abete che viene ritualmente scisso in due parti: tronco e cima sono trasportati a forza di braccia fino al centro abitato, dove vengono ricomposti e innalzati creando una sorta di albero della cuccagna. Questo evento dura circa un mese e ristabilisce l’identità culturale della comunità attraverso riti collettivi che si tramandano da quattro secoli.
Il Carnevale tradizionale: maschere ancestrali
Il Carnevale Tradizionale di Alessandria del Carretto conserva rituali che risalgono alle origini del borgo, rappresentando uno spettacolo etnografico di rara autenticità. Le maschere principali includono i Polëcënëllë Biëllë (Pulcinella Belli), legati a determinate famiglie che tramandano l’arte del vestirsi e del ballo di padre in figlio, con costumi complessi e danze rituali.
L’Ursë rappresenta la forza oscura della natura, un uomo travestito da animale con volto annerito, pelli di capra e pesanti catene, che simboleggia tutto ciò che la comunità teme. I Polëcënëllë Bruttë incarnano il caos e il disordine, contrapposti ai Belli in una lotta rituale tra ricchezza e povertà, primavera e inverno, ordine e disordine.
Coremmë (Quaresima) chiude il periodo carnevalesco apparendo il martedì grasso nelle sembianze di una vecchia cenciosa che annuncia la fine dei festeggiamenti con gesti simbolici legati al ciclo stagionale e religioso.
Quando è consigliata la visita
I periodi ideali per visitare Alessandria del Carretto sono la primavera e l’estate, quando il clima montano permette di esplorare i sentieri del Pollino e partecipare agli eventi culturali. La Festa della Pitë (ultima domenica di aprile e 3 maggio) offre l’esperienza più autentica delle tradizioni locali. Il festival “Radicazioni” (20-22 agosto) celebra le culture tradizionali con concerti e spettacoli, mentre l’autunno regala colori spettacolari nell’acereta del Monte Sparviere.
Dove dormire in zona
L’offerta ricettiva di Alessandria del Carretto si caratterizza per la sua autenticità montana e il legame con la natura del Pollino. Le strutture del borgo offrono esperienze genuine di vita montana a 1.000 metri di altitudine, spesso con panorami mozzafiato. Gli agriturismi e le case vacanze permettono di vivere l’atmosfera del borgo autentico, con possibilità di partecipare alle attività tradizionali e di esplorare i sentieri naturalistici del parco nazionale.
Dove mangiare in zona
La gastronomia alessandrina celebra i sapori della montagna calabrese con ristoranti che propongono specialità preparate con prodotti del territorio del Pollino. Le trattorie familiari offrono cucina tradizionale con ingredienti locali, valorizzando i prodotti del bosco, dell’allevamento montano e delle coltivazioni di alta quota. Non mancano locali che servono piatti tipici accompagnati da vini calabresi, creando un’esperienza gastronomica autentica che riflette la cultura montanara del territorio.
FAQ
Rispondiamo alle domande più frequenti che riceviamo da chi desidera scoprire questo straordinario borgo montano e le sue tradizioni millenarie nel cuore del Pollino.
Cos’è la Festa della Pitë e quando si svolge?
La Festa dell’Abete è una tradizione seicentesca che si celebra l’ultima domenica di aprile e il 3 maggio, quando la comunità trasporta e innalza un abete bianco dedicato al patrono Sant’Alessandro Papa Martire.
Perché Alessandria del Carretto è il comune più alto del Pollino?
Il borgo sorge a 1.000 metri di altitudine, rendendolo il centro abitato più elevato all’interno dei confini del Parco Nazionale del Pollino, posizione che gli conferisce panorami unici e un clima montano particolare.
Cosa rende speciale il Carnevale tradizionale?
Il carnevale conserva rituali ancestrali con maschere come i Pulcinella Belli e Brutti, l’Urse (uomo-orso) e Coremmë (Quaresima), rappresentando una lotta simbolica tra ordine e caos, stagioni e forze della natura.
Chi era Guido Chidichimo e perché ha un museo dedicato?
Guido Chidichimo (1912-1998) fu il primo cardiochirurgo italiano a eseguire interventi a cuore aperto, con oltre 45.000 operazioni nella sua carriera. Il museo ospita la ricostruzione del suo studio romano.
Cosa si può vedere nell’acereta del Monte Sparviere?
L’acereta è un bosco di aceri di 80-120 anni che fa parte della Rete Natura 2000, rappresentando uno degli ecosistemi forestali più importanti del Pollino con una biodiversità eccezionale.