Pesce del Golfo di Squillace, trattorie marinare del lungomare e la cucina di terra catanzarese, tra morzeddu, olio DOP Lametia, Cipolla Rossa di Tropea e vini Lamezia DOC
La tavola di Catanzaro Lido vive di una felice contraddizione, perché nel quartiere costiero convivono due registri culinari. Da un lato la cucina di mare, codificata lungo il litorale di circa dieci chilometri sul Golfo di Squillace; dall’altro la tradizione di terra del capoluogo, ereditata dalla Catanzaro dei tre colli, robusta e piccante, costruita attorno a un piatto identitario come il morzello. Già Marina di Catanzaro prima del 1928, il Lido ha assorbito entrambe le eredità.
Il pesce dell’Ionio
Il lungomare, che si snoda per oltre quattro chilometri e culmina nel tratto pedonale con il mosaico dell’Atelier Mendini, è il cuore della ristorazione marinara. La cucina deriva dal carattere del litorale, sabbioso e dal fondale digradante, e dalla presenza del piccolo porto in località Casciolino, che garantisce un legame vivo tra le barche e la tavola. Il pesce dell’Ionio, più delicato, predilige cotture rapide: la spigola e l’orata al forno o alla brace, i pesci di scoglio per le zuppe, i frutti di mare e i crostacei locali compongono un repertorio che cambia con il pescato.
Ristoranti e trattorie marinare
La ristorazione di mare si articola in tipologie distinte. I ristoranti affacciati sul lungomare propongono un’offerta più strutturata, con il crudo di mare, antipasti elaborati e primi di pasta fresca conditi con sughi di pesce; le trattorie marinare, più legate alla tradizione del borgo di pescatori, custodiscono ricette familiari e porzioni generose. Tra le due categorie si collocano i lidi balneari, che d’estate trasformano la cucina in un vero servizio di ristorazione con grigliate e fritture. Non mancano i locali informali, dove la frittura di paranza, i totani e le alici fritte diventano un pasto rapido ma radicato.
Il morzello tutelato dalla De.C.O.
È la terra del capoluogo a custodire il piatto più identitario, quel morzello — morzeddu in dialetto — irradiatosi da Catanzaro fino alla marina. Si tratta di uno spezzatino piccante di frattaglie di vitello, in cui cuore, polmone, milza, fegato e trippa cuociono lentamente in un sugo denso di concentrato di pomodoro, insaporito con peperoncino, origano e alloro. Il nome rimanda al piccolo morso, modalità con cui è stato consumato per generazioni. La sua importanza è riconosciuta dalla tutela del marchio De.C.O., la Denominazione Comunale di Origine, che ne sancisce il legame con il territorio catanzarese.
La pitta, pane a ruota di carro
Il morzello non si comprende senza la pitta, il pane casereccio che ne costituisce il recipiente naturale. È una forma circolare e cava, paragonata dalla tradizione a una ruota di carro, concepita per essere riempita con lo spezzatino e il suo sugo abbondante. Consumarlo nella pitta significa rinunciare a coltello e forchetta, mordendo il pane intriso del fondo di cottura: in questa essenzialità si conserva la memoria di un pasto operaio, energetico e immediato. A Catanzaro Lido si ritrova in alcuni locali tradizionali, prova di come le due anime del quartiere dialoghino anziché escludersi.
L’olio DOP Lametia e la Cipolla di Tropea
Sotto entrambi i registri scorre il filo dei prodotti del territorio. Il primo è l’olio extravergine DOP Lametia, ottenuto prevalentemente da olive Carolea della vicina Piana di Lamezia, dal profilo delicato e leggermente fruttato, adatto sia a condire a crudo il pesce sia ad accompagnare le preparazioni di terra. A questo si affianca la Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, il cui areale comprende comuni catanzaresi tra cui Nocera Terinese, Falerna, Gizzeria, Lamezia Terme e Curinga, che con la sua dolcezza trova impiego nelle insalate estive, nelle salse e nei contorni.
I vini Lamezia DOC
A completare il quadro provvedono i vini, in particolare quelli a Denominazione di Origine Controllata Lamezia, istituita alla fine del 1978 e ricadente nella provincia di Catanzaro. La denominazione comprende le tipologie rosso, bianco e rosato e valorizza vitigni come il Gaglioppo e il Mantonico, accanto al Greco. I bianchi e i rosati accompagnano il pesce dell’Ionio e le preparazioni più leggere, mentre i rossi strutturati reggono l’intensità del morzello. Non esiste una denominazione Catanzaro, sicché è la DOC Lamezia a costituire il riferimento enologico del territorio.